Una ferita che ancora sanguina

05/03/2008

Sono Elisa. Era il 31 ottobre del 2006. Conoscevo lui da agosto. Ci stavo insieme dal 10 ottobre. Successe la terza volta che abbiamo fatto l'amore, nonostante la pillola del giorno dopo. L'ultima volta che avevo avuto il ciclo era stato il 25 settembre, per cui il 31 ottobre non ero troppo preoccupata. Era morta mia nonna, avevo avuto dei problemi con la tesi, insomma ero sotto stress, per tanto un ritardo poteva essere giustificato. Per di più avevo i dolori del ciclo, i sintomi della sindrome premestruale, insomma ero tranquilla. Tanto per sfizio ho fatto le analisi: giusto per mettermi l'animo in pace. Più di una volta vedere l'esito negativo del test mi aveva rilassata a tal punto da farmi arrivare il ciclo subito. Fu con quello spirito che andai a fare il prelievo. Con una sicurezza sfrontata dell'esito perchè "certe cose succedono solo agli altri, sempre". Ricordo ancora l'esatto istante in cui ci siamo recati al laboratorio... il medico semplicemente disse: "POSITIVO." La mia risposta fu: "ALLORA E' TUTTO APPOSTO, NON SONO INCINTA..." Apprendere che quel positivo fosse essere incinta mi ha ucciso, paralizzato. Da quel pomeriggio è iniziato l'incubo. Nessuno che mi avesse detto "fai la tua scelta, io ti sto vicino"... Nessuno che avesse capito che abortire non era l'unica dannata soluzione. I miei mi si sono rivoltati contro, le amiche mi dicevano che tenerlo sarebbe stata una pazzia. Solo lui voleva tenerlo, voleva provarci nonostante non ci conoscessimo. Lui voleva quel figlio (poi si rivelarono essere due), lui voleva starmi vicino. Io ho avuto paura, non avevo un lavoro, ne una casa mia (convivevo con 3 amiche), lui viveva con la mamma... insomma non ho avuto le palle di rischiare. Eppure io quei bimbi, i miei angeli, li avrei voluti con tutta me stessa. Nonostante il mio non spiccatissimo senso materno, quando un figlio te lo trovi dentro di te, faresti di tutto per lui. E' una ferita che ancora sanguina, un vuoto e un senso di colpa che non mi lascia in pace.

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